METECO


 

Montagne di granito rosso, wadi con il fondo di sabbia finissima, plastica ovunque e in ordine sparso le baracche dei beduini. Bastano dieci minuti di jeep dagli alberghi sulla costa per entrare nell' incanto del deserto del Sinai. Qui ieri mattina si era sparsa la voce che la polizia egiziana stesse cercando i beduini che avrebbero aiutato gli autori degli attentati di venerdì notte. La fonte è la tv araba Al Jazira, che in genere ha ottimi contatti tra le popolazioni locali. L' emittente riporta che in due villaggi, Khourum e Ruweisat, vi sarebbero addirittura state «sparatorie» tra le forze di sicurezza e gruppi di beduini. Tra questi potrebbero anche nascondersi alcuni «pachistani» appartenenti alla cellula terroristica...."
(Corriere della sera 26 luglio 2005)

Avevo pregato il mio amico Hamed di portarmi a El Ruweisat. Ma come??!? Non vuoi andare a fare la cammellata nel deserto??? Ma quale cammellata Hamed??!??! ...preferisco vedere l'Egitto degli egiziani e fare due foto che non siano le solite e semplici cartoline. Portami a El Ruweisat…
La mattina venne a prendermi con il taxi di Ashur e in dieci minuti fummo nella città beduina.
Più che città sembrava un lagher. All'ingresso check point della polizia. Polizia ed esercito preferiscono non entrare, mi dice Hamed una volta dentro, mentre Ashur blocca il taxi ogni volta che mi vede puntare qualcosa con la reflex dal finestrino. Qualche anno fa, dopo l'attentato del luglio 2005, la polizia è entrata sparando con i mitra e portato via una quindicina di beduini, da allora questa è diventata zona franca.
Quindi le foto le faccio così, in macchina, tra un dosso e l'altro e senza dare troppo nell'occhio.
E' meglio, mi dice Hamed, non sai mai come la prendono i beduini, se ci sono problemi questi mica ti menano, qui i beduini, piccoli o grandi che siano, ti tagliano direttamente la gola e non se ne parla più!!! Intanto la sincronia che Ashur creava tra il taxi e la mia Sony, mi permetteva di scattare con comodità seduto sul retro dell’auto, anche se la tentazione di scendere e girare a piedi era fortissima! Tra poco si chiederanno chi siamo, ripeteva a scadenze regolari Hamed. Getto lo sguardo a destra e a sinistra, i beduini sono ben organizzati: trovi ristorantini in stile western, piccoli bar attrezzati con musiche tradizionali, meccanici circondati da carcasse d’auto, c’è anche un forno che spara fuori del pane molto simile alle tortillas messicane, attorno c’è tutta la fascinazione di un tuffo nel mondo di Lawrence d'Arabia, con la possibilità però in poco tempo di tornare alle sedie a sdraio sulle spiagge o a tuffarsi in mare e fare un giro in snorkeling. Da qui sembra impossibile che a soli dieci minuti esista altro, una falsità dettata da alberghi e villaggi turistici di proporzioni esagerate! Se la polizia scopre che ti portiamo in giro a far foto mi ritira il taxi, dice Ashur. Quelle parole alle mie orecchie giungevano come un congruo contributo da aggiungere al prezzo che alla fine del viaggio avrei dovuto pagare, solo successivamente seppi che non era così! Da qui passano le vie della droga che viene coltivata nel Sinai e trasportata clandestinamente al Cairo e lungo la vallata del Nilo. Oltre quelle montagne, noi le chiamiamo montagne di al Hamaieh, ci sono piste tortuose, ex tratturi militari aperti dagli israeliani dopo la guerra del 1967. Spesso non sono neppure riportati dalle cartine dell' esercito, aggiunge Hamed. Successivamente avrei saputo che proprio per queste strade segrete che partono dal Canale di Suez e arrivarono a Sharm el Sheikh potrebbero essere transitati i terroristi o i loro basisti per portare l' esplosivo che fece saltare in aria i due Hotel e il bazar tre anni fa.. Quanto al trasporto delle bombe, emerge un altro dettaglio, nascoste in un camioncino carico di verdura, sono passate facilmente attraverso i posti di blocco.
Difficile capire quanto sia verità e quanto invece fantasia. Ma qui tutto si confonde tra verità e fantasia…sarà il caldo.
Che ne dici se mangiamo qualcosa, mi chiede Hamed. Guardo l'orologio, sono appena le 11, ma accetto l'invito e dopo qualche metro Ashur parcheggia il suo taxi a ridosso di una bettola.
Entriamo nel locale che potrei definire un pausabar, molto piccolo, una ventina di metriquadri. Dentro una televisore bianconero che trasmette una telenovela, difronte una quindicina di ragazzi disposti su due file perfettamente allineate, talmente presi dal tubo catodico che non badano all'entrata dello straniero munito di macchina fotografica. Sembra di esser sceso dalla De Lorean di Doc Brown, per trovarmi catapultato nel dopoguerra italiano. Ashur mi fa accomodare e si siede al mio fianco, mentre Hamed va a confabulare con quello che ha tutta l'aria di essere il proprietario del locale... mi lancia un'occhiata indagatrice e da al mio amico egiziano un cenno di consenso. Ho detto che sei egiziano e vivi all'estero, mi dice all'orecchio Hamed quando torna. Non ne capisco il motivo, ma se deve esser così preferisco non chiederne spiegazioni.
Il proprietario ci porta delle tortillas ripiene di carne, una scodella con dei peperoncini enormi al suo interno e tre bicchieri di succo di canna da zucchero. Nel frattempo il locale si anima di altre persone, qualcuno entrando mi guarda con sospetto. Buon appetito mi dice Hamed. Allora prendo il peperoncino e ne stacco con un morso l'esatta metà masticandone la polpa con gusto. I due amici egiziani mi guardano sorpresi aspettando che vada a fuoco e che mi tuffi verso la bibita sul tavolino, ma non sanno che vado pazzo per il piccante, in Italia potrei addirittura farci colazione, quindi ne ingoio il resto mentre alzo con indifferenza di qualche iso la mia sony. Ashur confabula sorpreso con il suo amico, cazzo tu sei veramente un egiziano, esclama successivamente Hamed sorridendo! Forse, gli dico, ma questi peperoni sono straordinari, posso ordinarne altri?? Il mio approccio al peperoncino ha catturato l'attenzione di altri due vicini, Hamed gli dice delle cose incomprensibili. Gli ho detto che sei egiziano, il tuo modo di mangiare il peperoncino è un biglietto da visita. Questa cosa che devo per forza passare per egiziano mi fa sorridere e in parte mi preoccupa non poco.
Sul pavimento del locale c'è di tutto, un tappeto fatto di mozziconi di sigaretta, pezzi di carbone e tappi di Pepsi. Più in là il proprietario ramazza il tutto alla meglio nascondendo il sudiciume sotto i murali dei frigo. Dopo dieci minuti risiamo di nuovo sul taxi e mentre chiudo la portiera non posso far a meno di notare tre tipi sulla soglia del bar che confabulano con il proprietario gettando gli sguardi verso di noi... credo sia normale, almeno è quello che spero...vai Ashur, metti in moto che riprendiamo il giro...
Implorai Ashur di bloccare il taxi e chiesi di scendere. Meglio di no disse Hamed, qui meglio di no. Eravamo nella zona più a nord della città, meglio non scendere.
Poco male, quello che c'era da fotografare era una scena da "Dune Zozze, dune di immondizia e un cammello che brucava tra di esse. Quando rivedemmo le foto sorseggiando l'ennesimo succo di canna, Hamed chiese uno zoom sulla locandina che si intravedeva a sinistra dei piedi del cammello. E' la campagna informativa verso la popolazione volta a sensibilizzare l'uso della consegna dei rifiuti. La fa il governo, solo che poi è lo stesso governo che incarica la loro raccolta e l'immondizia della città vecchia e dei villaggi turistici la vengono a depositare tra i beduini, nascosta ai milioni di turisti che ogni anno sbarcano a Sharm!
Pensai ancora una volta all'altra Africa, tra qualche anno questa con molta probabilità sarà la nuova Korogocho... rimanemmo forse un minuto di più di fronte alle dune immondizie, perché tra il cammello e il taxi s'aggiunsero inaspettate alcune presenze...
La faccia del ragazzo con la kefiah fece capolino dal finestrino di Ashur che già inseriva la sicura dall'interno. Volarono parole e gesti che a me giungevano senza alcun significato, ma capivo dall'espressione di Hamed che qualcosa non andava. Dopo qualche secondo ne sbucò un altro e dopo un minuto eravamo noi nel taxi e una decina di bambini fuori. Al di là del finestrino, non era più deserto. Dopo di Ashur il ragazzo con la kefiah passò dall'altra parte e ora parlava freneticamente con Hamed. Devo scendere, disse girandosi verso di me, vuole soldi e che faccia un giro sul cammello. Questa cosa di chiedere ad un egiziano di far un giro sul cammello come fosse un turista mi suonò strano. Con Hamed fuori e noi in macchina la situazione logistica era a dir poco sfavorevole. Se c'era una piccola possibilità di metter giù il gas e sparire, ora era evaporata. Vuole che scendi anche tu, mi disse Hamed affacciandosi al mio finestrino, ho barattato il giro con il cammello con un paio di scatti fotografici. Non ci misi molto nel rendermi conto che eravamo circondati anche da ragazzi più grandi, tra i venti e i trent'anni. Ricordai le parole di Hamed sul fatto di tagliar la gola... presi coraggio, scesi e assodato che non potevo comunicare con loro, mi rivolsi direttamente al cammello e parlai con lui, non ricordo cosa gli dissi. Feci un passo indietro e gli sparai una foto, poi dissi al ragazzo di mettersi vicino al cammello. Su belli, un bel sorriso cavolo, sembrate due a cui è morto il gatto dentro casa, e mentre scattavo il cammello emise un suono gutturale spalancando la bocca in maniera innaturale. Bravissimo, sei bravissimo gli dissi prendendogli la faccia tra le mani e baciandolo sulla bocca. I bambini più piccoli risero, e così anche in ragazzo con la kefiah palestinese e subito dopo anche i più grandi. Vidi Hamed che riprese a confabulare con uno che sino ad allora era rimasto ai margini della scena, un ragazzo più grande, erano in tre sulla quarantina, immagino gli disse che ero folle ma di sangue egiziano. Dopo pochi minuti eravamo lì che ci salutavamo, quasi ci conoscessimo chissà da quanto tempo e tra risate e abbracci ci indicarono cortesemente la strada più breve per l'uscita.
Salimmo sul taxi e partimmo senza voltarci. Mi sono cagato sotto disse Hamed, mi sono veramente cagato sotto... credevano fossimo della polizia. Ma dai, cosa c'era da cagarti sotto??!?! Mi guardò serio, poi rise scrollando il capo. Tu ancora non hai capito dove ti trovi Mauro. Lo so, questi ti tagliano la gola e non se ne parla più!
Lo capii solo il giorno dopo, quando riuscii a navigare su internet e leggere qualcosa della città beduina, sino ad allora per me Ruweisat era un posto qualunque nella parte più a sud del Sinai, ben nascosta agli occhi dei turisti.
Spero di ritornarci... e magari il giro nella città potrò farlo tranquillamente a piedi.